Il nostro Network: News | Turismo | I 92 comuni | Ultim'ora e Politica | Guide | Hotels/Alloggi | Ristoranti/Locali | Shopping | Casa | Wedding/Matrimoni | Wellness/Benessere | Turismo Religioso | Facebook | Twitter | Youtube | Google+ | iPhone | Android | Windows Phone |
Sabato 18 Novembre 2017 Meteo: Meteo

Cibo e ambiente: il cambio di paradigma passa per la ristorazione bio

Un cambio di paradigma. Lo sviluppo sociale ed economico in atto in Europa porta sempre più persone a consumare i pasti fuori casa e di conseguenza, da alcuni decenni, la ristorazione è un settore produttivo in costante espansione. Come risposta alle importanti crisi che hanno scosso duramente il mondo della produzione alimentare negli anni novanta (mucca pazza, diossine, cibi transgenici), la ristorazione collettiva è stata inglobata nel cambiamento attuato in seguito alla vasta riforma avviata dall’Unione Europea. Tale riforma promuove la necessità di assicurare la somministrazione di cibi sani e di buona qualità e si traduce nel sempre maggiore utilizzo di prodotti di origine controllata, certificati e dove possibile biologici.

Una nuova sfida aspetta oggi la ristorazione collettiva: quella dello sviluppo ambientalmente sostenibile e dell’eco-efficienza. Come qualsiasi attività produttiva, la ristorazione collettiva è quindi chiamata ad attualizzare
ed eventualmente a rivedere il processo produttivo per arrivare ad un concetto di sostenibilità del pasto “in grado di soddisfare i bisogni delle generazioni attuali senza compromettere la possibilità che le generazioni future
riescano a soddisfare i propri” (Gro Harem Brundtland, 1987). Questa necessità è ulteriormente rafforzata quando la ristorazione collettiva è gestita da enti pubblici, fortemente incoraggiati dall’Unione Europea ad acquistare prodotti e
servizi “verdi”, ovvero a minore impatto ambientale. Si può citare ad esempio l’ospedale Bambino Gesù di Roma, che domenica 24 ottobre ha dedicato insie! me ad Aiab una giornata al cibo bio, nell’ambito di un percorso verde avviato. O come le mense bio scolastiche che diventano sempre di più in tutto il paese.

Se non bastasse, ecco alcuni dati su cui riflettere: la ristorazione collettiva serve circa 21 miliardi di pasti ogni anno; la quota di alimenti procapite consumata da un cittadino europeo si aggira attorno a 700 Kg/Anno; lo stesso cittadino produce circa 500 Kg di rifiuti, che in buona parte sono costituiti da avanzi di cibo e dagli imballi del cibo stesso; il 30% dei bambini è a rischio di obesità e, paradossalmente, nelle mense scolastiche gli avanzi di cibo raggiungono quote preoccupanti; circa il 40% della cosiddetta impronta ecologica si riferisce a ciò che mangiamo.
Ecco perché la rivoluzione per salvare l’ambiente non può che partire anche dalle mense pubbliche.

Salvatore Basile – Vicepresidente Aiab

Invia una domanda